venerdì 3 dicembre 2010

Gio e l'ospizio

Non lo vedo da un po' di tempo, anzi a ben pensarci non lo vedo da Giugno dello scorso anno. Gio non è mai stato un tipo molto ciarliero. Anzi, non posso dire neanche quello, perchè guardava a destra, guardava a sinistra, controllava, mugugnava. Gio, aveva sempre da mugugnare per qualsiasi cosa. Zitto stava zitto, ma lo vedevi che stava sempre per scoppiare, e quando scoppiava, te lo raccomando, chi lo teneva più. Gli facevano male i piedi. Camminava un po' come quelle ghescie intrappolate in quelle gonne strette e con gli zoccoli alti. Passettini di fretta, smaniava sempre di arrivare, anche quando punto di arrivo non c'era. Era sempre andato così di fretta. Diventando vecchio aveva solo accorciato il passo ma non il ritmo. Non ci parlavo mai. Non avevamo niente da dirci, perchè se ci fossimo detti, avremmo litigato. Io non andavo d'accordo con lui e lui non condivideva con me nessuna idea. Lo conoscevo per sentito dire, da mio padre. Eppure Gio era mio zio, ma fra me e lui ... un baratro. Ormai l'ho detto e non voglio tenere sulle spine nessuno ammesso qualcuno legga. Sostanzialmente non voglio farmi aspettare. Gio, a passettini silenziosi, se n'è andato lo scorso anno. Aveva già comprato tutto, loculo, cassa, lapide, carro funebre. Gio non era sposato, ha sempre vissuto da single ed è morto tale. Ha organizzato tutto per non dar noia. Gio si bastava. Mi è spiaciuto ma per quella testa quadra che aveva, non sarebbe potuto partire in modo diverso. Risparmiava anche sull'acqua del brodo. Andava a prenderla alla fontanella per non usare la sua. Non buttava nulla. Non mangiava. Ogni anno, a Natale, gli portavo una bella spesa. Gliela mettevo appena dentro la porta per non entrargli in casa. Ci facevamo gli auguri sullo zerbino, sullo zerbino lui, io più indietro. Gio faceva entrare in casa solo i parenti ma io non sono mai stato capace di essergli nipote. Gio non aveva nessuno, eppure aveva troppa gente attorno. Si sono fregati la casa quando era ancora all'ospizio, chi si è preso un mobile, chi la sedia. Robe da matti. Avevano invitato anche me all'ora del saccheggio ma non potevo andarci. Non sarei mai stato capace di scavalcare quello zerbino. Gio era stato in ospedale, poi in riabilitazione, poi in un ospizio, poi in un altro. Avevano organizzato tutto i sui parenti più stretti, i più garantisti. Avevano chiesto anche a me, ma l'idea della badante non era piaciuta né a lui né agli altri. "Una donna in casa mia non la voglio, piuttosto vado all'ospizio" diceva sempre. Poi all'ospizio mi diceva "Ma cosa ci faccio io qui? Non ho niente da fare potrei benissimo andare a casa". Sono un mago nel non aver risposte adatte al momento giusto, non sapevo cosa dirgli e non lo so nemmeno a distanza di tempo. "Le badanti rubano e poi a noi cosa resta dei suoi ricordi?" dicevano sempre gli altri. Così è finito in un ospizio a 50 metri da casa, ma con un muro abbastanza alto per non vederla. Me lo ricordo. Andava al tavolo sempre prima degli altri, non c'era una saletta per parlarci, ci sedevamo li. Guardava a destra, guardava a sinistra, controllava, mugugnava e intanto che faceva girare nervoso le pastiglie (già sul tavolo) anche dei suoi tre amici commensali se le mangiava tutte e si lamentava del poco pane che gli davano. Lo dissi ad un infermiere (delle pastiglie, non del pane), lo sapevano, lo lasciavano fare. Non ho mai saputo che malattia avesse, una volte chiesi e il medico mi guardò con una faccia scocciata come per dirmi "E tu arrivi adesso? Ho già spiegato tutto a suo fratello" così non andai oltre. So che se ne è andato troppo in fretta anche al medico di base è sembrato così. Inspiegabilmente. Overdose di tutte le cure? Era morto e stava bene a tutti. probabilmente anche a lui. Da sempre aveva preferito il risparmio alla vita. Chissà che scuole aveva fatto per sbagliare così tanto. Lo vidi nella cassa, era come sempre, con la solita faccia, "Non si sta bene, non si sta male, mi accontento" sembrava dire. Fu la prima volta che non lo vidi di fretta, anche se a dir il vero, sembrava stare immobile perchè gli altri facessero in fretta a portarlo via.
Era stretto nelle spalle, quasi a non voler sprecare spazio. In quella cassa ci si poteva stare benissimo in due e pagare metà spese sul carro funebre ciascuno. Ha lasciato qualcosa a tutti, prete, suore, parenti e nessuno sapeva nulla di lui, chi più chi meno (intendo i lasciti, non certo quel che si sapeva di lui). Me lo immagino in paradiso ... forse. Si, dev'essere li ... guarda a destra, guarda a sinistra, controlla, mugugna, e poi me lo vedo che prende per le penne qualche angelo e gli chiede chi possa avere così poco criterio da lasciare giorno e notte quell'immensa luce che di là hanno i vivi entrati nella notte della morte.

1 commento:

  1. Belo texto!

    Um lindo Natal para vc e sua família e um Ano Novo cheio de prosperidade.

    Bjsss

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