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sabato 1 settembre 2012

Meglio figli o infermieri?

E' inevitabilmente una domanda che prima o poi ci si pone. Se si è troppo figli si impigrisce (per affetto) l'anziano genitore, se si è troppo infermieri si guadagna in salute tutti (figli e genitori) ma si spersonalizza anche il rapporto umano e la depressione potrebbe farsi strada nella testa dell'anziano. Questa è stata anche un'estate calda. Molti se ne sono andati per sempre. Molte badanti, al rientro dalle ferie dai loro paesi d'origine, non troveranno più il lavoro per morte dell'assistito. Badare ad un anziano è anche questo. Un organismo fragile, mal sopporta il caldo eccessivo ma anche il freddo troppo intenso e gli sbalzi di temperatura certo non aiutano chi è un po' naturalmente debilitato. Qui in una settimana, si è passati da 38 gradi all'ombra, a 20 gradi all'aperto, sotto le nuvole. Oggi qui è venuta un po' d'acqua. A sufficienza, ma soprattutto è arrivato un fresco troppo fresco e mia madre questa sera ha ben pensato di farmi tirar fuori una coperta "per prepararci all'inverno" dice lei (oggi era ancora Agosto). Un anziano ha quasi sempre fretta, anche l'ansia di farsi trovare impreparato. si barrica contro tutti per salvare se stesso. Agosto è passato e grandi caldi non ne verranno più, anche quest'anno, questo pericolo è superato. Adesso avremo gli sbalzi di temperatura e poi verrà il freddo. Ogni stagione ha i suoi pericoli per un anziano. Da questa trincea, per ora ce l'abbiamo fatta, Due settimane fa, i giorni più caldi si sono mangiati una decina di anziani qui attorno. Un anziano si lascia andare di suo. Credo che delle volte anche litigare serva un po' ad ossigenare il sangue.
Prima bisogna essere rigidi infermieri e poi anche figli per non ridurre tutto solo a quel lavoro che a me sembra delle volte sia diventato seguire i miei genitori nei giorni molto pesanti. Fra un po', ammesso tutto vada avanti senza troppi intoppi, entrerò nel quinto anno di assistenza. Mi sto facendo un po' di conti e la badante non sta facendo più giorni di me pur essendo convivente (quando c'è) e a 54 ore settimanali. Fin che resisto va bene così. Va bene per loro ma inevitabilmente mi consumo io oltre a pagare una persona. Il lavoro in se non è granché ma ci sono momenti che logorano senza dar tregua. Delle volte credo che una persona depressa non dovrebbe nemmeno iniziare questo percorso che non si sa fino a quando può durare. Per assistere i propri genitori occorre avere molto fisico da consumare. Lo dico perchè ho visto persone crollare e altre che vengono a vedere come faccio perchè magari in due o in tre non riescono ad assistere una persona. Io ne ho due, anche se non entrambi allo stesso livello d'impegno, e non dico nulla alla badante quando non fa le ore a contratto, e quando vedo che comincia a soffrire la mando in ferie anche se giorni non ne ha più. Lavare, cucinare, stirare, pulire sono lavori, fare la badante è molto di più se lo si vuol fare in modo decente.

giovedì 30 settembre 2010

Il padre

E' una storia come tante, né più triste né più strana di altre.
Lady Dana era una mia collega. Abitava in zona Affori, a Milano. I suoi vecchi erano di Varese ma da sempre avevano un appartamento in zona Ticinese. Da lì si faceva prima a prendere l'autostrada per Genova e sgattaiolare al sole ligure. Avevano Alassio nel cuore (se non ricordo male), cominciavano a star bene sul Turchino, ma stavano a Milano per via della figlia, prima la scuola, poi il primo lavoro, il matrimonio, e poi la nipotina da curare.
La nipotina, col tempo si era fatta grande, in tutti i sensi, direi massiccia, e anche il lavoro da nonni era esaurito ... come quello da genitori un sacco di anni prima. In due ci si arrangia sempre e ci si copre a vicenda, soprattutto quando le cose non vanno come devono andare.
La madre era caduta uscendo dalla vasca da bagno. Un femore rotto, a certe età, non ti da scampo e in sei mesi se n'era andata. Il padre non si dava pace. "Litigano sempre per sciocchezze", diceva certi Lunedì Lady Dana, ma quando anche l'alterco viene a mancare, senti solo un gran silenzio dentro e fuori di te.
Ad Affori intanto, c'era in ballo uno dei soliti sfratti, giusto per realizzare moneta con possibilità di comprare a prezzi vantaggiosi per gli inquilini. Un Brambilla che si rispetti, ha gli affari nel sangue oltre la "gran ganassa".
Lady Dana non se la sentiva proprio di prendersi sul gobbo un mutuo quarantennale per una casa a Milano. Uno che lavora tutta la settimana a Milano, rincorrendo mezzi pubblici tutti i santi giorni, vede l'ora che arrivi Sabato e Domenica per mettersi in una tranquilla colonna di migliaia di auto in direzione laghi. Il Lunedì mattino lo si passava ad ascoltare il partito del lago Maggiore contro quelli del lago di Como, gli esclusi parlavano di Milan e Inter.
Il ragionamento era questo:
Ho la casa di mio padre a Milano. Ho una casetta sul lago di Como per il mordi e fuggi settimanale. Ho un casolare alle Eolie per l'estate. Se mi gira, vado ad Alassio dove ho un appartamentino di mio padre in affitto per sei mesi l'anno ad una copia di anziani che vanno là a svernare...
Cosa me lo compro a fare un secondo appartamento a Milano?
Il discorso non faceva una piega.
Nessuno aveva avuto da dire in ufficio.
Così, un giorno, tutta entusiasta arrivò al lavoro con una settantina di quadri da vendere (senza cornice ovvio). Dipinti ad olio su masonite, accatastati contro il muro, come i vecchi libri di scuola che vendono usati ai mercatini di fine estate. Aveva vuotato la soffitta del padre. Mi piangeva il cuore vederli buttati lì in malo modo. Ce n'erano di molto belli, li vendeva a metratura, 10 per i piccoli, 15 per quelli un po' più larghi e 30 per quelli belli grandi. "Sono per pagare la retta del babbo, così si sente attivo, e non di peso sui soldi degli altri" disse. "Ho trovato una sistemazione bellissima, un residence per la terza età. A lui è piaciuta subito, ha la sua stanza, sono solo in due, con bagno privato. Dalla sua parte, ha messo subito una foto con la mamma, con chiodo e martello, anche se hanno detto che sui muri non si può. Sono curati benissimo e poi hanno anche un bel menù vario con servizio in camera, come in un hotel, e poi c'è l'assistenza costante di un medico il Martedì e il Venerdì".
Non so stare zitto, mi lasciai scappare "Ma non è che te li stai vendendo per farti la pelliccia?" ... per farmi perdonare ne presi due, o forse tre (di quadri intendo). Di certo uno grande da 30. Non potevi farci un investimento (il padre non sarebbe mai diventato una giovane promessa), si trattava solo di prendere a buon mercato dei quadri che avresti anche potuto trovare al supermercato, però quelli erano unici. Si capiva che il padre, da sempre, era stato uno tutto o niente. Non c'erano molte persone nei quadri, e non c'erano primavere o autunni, solo giorno pieno o notte fonda, solo estate torrida o inverno con mezzo metro di neve. Non aveva le mezze stagioni, non era uomo da compromessi, lo si vedeva in tutti quei quadri, mai troppo popolati nemmeno nelle pose estive, (massimo una o due persone).
Tutti i Lunedì erano caratterizzati da temi edili. Il bagno, il bidet Richard Ginori, le rubinetterie Mamoli, le tende Arquati, le persiane in PVC, gli interruttori BiTicino ... c'era da farsi una cultura da geometra.
Un Venerdì aveva chiuso il computer con una esclamazione"Finalmente domani si inaugura la casa, facciamo festa con gli amici e portiamo anche il babbo". Il Lunedì successivo non si fece viva, e nemmeno i giorni a seguire. Poi qualcuno portò il Corrierone, e leggemmo che il padre, il Sabato sera, si era buttato dalla finestra del residence. Passammo tutti a fare le condoglianze due settimane dopo, al suo rientro al lavoro.
Lady Dana ringraziò tutti, e in uno sfogo liberatorio, esternò la domanda alla quale non aveva saputo dare risposta: "E pensare che per tutto il giorno era stato così entusiasta per come avevamo sistemato casa"
Il padre era un grafico pubblicitario e ci aveva messo l'anima in quel suo ultimo spot.

lunedì 27 settembre 2010

fine del lavoro per giusta causa

Arriva la morte, ma per chì? Comunque sia, che muoia il datore di lavoro o la badante, la legge prevede che in questo caso, il rapporto di lavoro cessa "per giusta causa".
Questo è un lavoro che è precariamente fisso o saldamente vacillante. L'oggetto della lavorazione è solitamente molto precario in questa vita, e la badante, ha come missione (sua personale e dei parenti) quella di salvaguardargli la vita, se non anche la veglia e la parola. Perderebbe il lavoro, anche se talvolta potrebbe goderne, ma allora tanto varrebbe licenziarsi con adeguato preavviso.
Se muore il datore di lavoro i familiari sono tenuti a pagare oltre al funerale e altre rogne accessorie, anche tutti gli emolumenti (gli Euro) alla badante sia che ereditino o no. In pratica, uno potrebbe anche non sapere che sua suocera è senza grana e che si è presa una badante, ma c'è la possibilità che gli restino nel gobbo soldi da pagare. Sempre meglio vigilare anche sui vecchi e cari zii.
Cosa da non sottovalutare, poichè la morte arriva sempre improvvisa anche se ampiamente prevista, va corrisposta alla badante l'indennità sostitutiva di preavvisato licenziamento.
Quando uno dei due muore (badante o datore di lavoro è un divorzio a tutti gli effetti). Devo approfondirlo, ma se la badante decidesse di tornare a casa (in Perù per esempio) per restarci gli andrebbe corrisposto il corrispettivo per il biglietto del viaggio di rientro in patria.
Se a morire fosse la badante, cosa non del tutto da escludere, capitando alle dipendenze di un nerboruto (uno che abitualmente fa wrestling a tutte le ore del giorno) malato di Alzheimer la cosa diventerebbe notevolmente più semplice. Innanzi tutto non si perdonerebbe alla badante di non aver dato il dovuto preavviso, tuttavia valendo la regola che anche in vita la badante può rinunciare in tronco (con un colpo di testa) al lavoro  "per giusta causa" senza perdere l'indennità di preavviso, si dovrà garantire ai suoi eredi tutti gli emolumenti (la paga) compreso il preavviso.
Inutile farsi delle illusioni, la morte è sempre una tragedia, basti pensare al TFR da corrispondere alla badante. Dieci anni di lavoro e ti vanno via 10 mila euro come ridere. Lacrime sul bagnato. 

giovedì 28 gennaio 2010

Anziano a chi?

Un anziano, anche autosufficiente, da solo, è un problema, anzi un potenziale problema, figuriamoci se non è autosufficiente. All'inizio e sino al momento di rottura (in tutti i sensi) lo si tiene in famiglia, lo si segue, ma poi diventa come un cane a Ferragosto e si vorrebbe abbandonarlo in autostrada ma non si può (scatta l'abbandono di incapace e sono anni di galera). Si può farlo star male e rifilarlo un pò di tempo ad un ospedale e poi ad una struttura riabilitativa, sperando lo dirottino poi d'ufficio in una casa per anziani, comunque si chiami questo posto resta sempre un magazzino premortis, dall'ospizio non si esce più. E' quasi come metterlo al cimitero ma da vivo, lo si versa in caparra al creatore in attesa venga a riprenderselo. Praticamente lo si conserva in frigorifero prima che la morte se lo mangi definitivamente. Un anziano rompe su tutto. Oggi le distrazioni sono veloci e infinite come il web, non si può legarsi al piede una palla di piombo come un anziano, diventa difficile anche andare dal tabaccaio, figuriamoci al cinema o in pizzeria. Bisogna piazzarlo. Se l'anziano va in "graduatoria", prima o poi, una casa di riposo ha un letto liberato da un morto da riempire subito con carne vecchia. Là (all'ospizio) sanno che nessuno andrà mai a reclamare un disservizio. Se l'anziano va li è perchè a casa da fastidio e magari da fastidio (da vivo) anche all'ospizio, perchè ha qualche risparmio in giro, da godere fin che si è giovani (intendo gli eredi).