Essere padre del proprio padre non è la cosa più semplice di questo mondo.
Lo faccio da 4 anni e sento la mia vita sfuggirmi di mano. C'è sicuramente tanta letteratura sull'argomento, che poi è anche essenza e ricerca del senso della vita.
Ci sono quelli che ci studiano e portano casi e percentuali ecc. Questo dovrebbe essere il tempo della riconciliazione. Ma quale riconciliazione? Con mio padre ho sempre avuto un rapporto abbastanza buono, buono perchè non ci siamo mai frequentati troppo. Lui non c'è stato molto quando ero piccolo (per lavoro) e c'è stato poco quando ero più grande (per soldi, ce n'erano veramente pochi). Poi me ne sono andato di casa, prima una città, poi un'altra, e un'altra ancora e via di seguito. Ogni 4 o 5 anni cambiavo sede di lavoro, qualche volta lavoro e spesso anche residenza. Quando tornavo a casa, erano tutti contenti di vedermi ... per un po', solo per un po', poi si metteva in chiaro che quella era casa loro e io ne avevo una mia, da frequentare il più possibile. Fino a 87 anni, mio padre si è gestito a modo suo la vita. Arrivavo il Sabato pomeriggio con i rifornimenti e me ne andavo la Domenica pomeriggio. Era inutile mettermi nei loro problemi. Loro volevano risolverli a modo, magari disordinato, ma intimamente loro.
Oggi i miei si nutrono della mia vita, quella è diventata anche casa mia, me lo dicono i miei genitori. In cambio di questa concessione loro intingono la cannuccia dentro la mia pelle e aspirano linfa vitale. Sono una loro protesi.
Quando iniziai questo blog, sapevo ancora ridere, oggi mi è più difficile.
Un anziano in casa sua si difende ma fuori è perso. Funziona così in ospedale, nelle riabilitazioni, negli ospizi.. La struttura può essere modernissima, attrezzatissima, efficientissima, ma poi la fanno funzionare operai sanitari e dirigenti non sempre attenti.
Non si può vivere per sempre ma nemmeno morire a tutti i costi molto prima.
L'anziano garantisce un posto di lavoro a tanti ma è un prodotto (seppur ben remunerante) abbastanza fastidioso da trattare.
La fauna che ruota attorno a questo momento particolare della vita dei clienti (i malati terminali di vecchiaia), è variegata, talvolta impreparata ma certamente infinitamente svogliata.
M'incazzo con mio padre e anche con mia madre, non so chi dei due sia peggio. Mi uccidono a gesti e a parole. E' dura, dopo 4 anni posso dire che è dura e spesso lo sento anch'io come un lavoro. Poi ci penso un po' e mi rendo conto che mio padre fatica a pensare a se stesso figuriamoci pensare ad altri o a me e al mio in certi momenti essere sull'orlo del non farcela e di stare male fisicamente prima ancora che nella testa.
Non so se sopravviverò a mio padre o se sarà lui a seppellire me. Fisicamente ho più energia ma i miei mi ha nno tolto tante cose, per certi versi in alcune parti sono più usurato di loro, lo dicono gli esami clinico strumentali. Le macchine non si lasciano influenzare dall'apparenza.
Quando c'è da scegliere se prendersi carico dei genitori o metterli in ospizio, non si può fare un calcolo basato sul denaro, si tratta solo di decidere se continuare a tentare di vivere la propria vita o vivere quella dei propri genitori.
Abbandonarli non è umano. Abbandonare se stessi nelle loro mani credo sia eticamente irrispettoso nei confronti di se stessi e della propria vita. Avrei preferito una vita da orfano, uno se la passa male per i primi 20 anni e tutto il resto è suo. Potrei finire in ospizio io alla morte di mio padre. Credo che una generazione viva la sua vita e quella successiva sia al servizio di quella che l'ha preceduta.
P.S.
Non si può fare tutto il lavoro da soli ci vuole qualcuno che dia pur il cambio. Se si è soli, per vari motivi, si ha la necessità di un'aiuto, una badante per esempio. Resta pur il fatto che dal medico, al supermercato, negli uffici, per i documenti, le tasse, qualcuno ci deve pur andare mentre l'altro è a casa. La badante a 54 ore (quella che lavora da mio padre) si fa quasi sempre 3 giorni più due mezze giornate di lavoro e il resto ...
Tolte le ferie, i santi, le feste, qualche giorno di permesso restano pur sempre 180 da fare in compagnia (24 su 24) del proprio genitore. Sono i giorni di festa, quelli che il resto del mondo passa in ferie. Se si è duri con la badante si possono anche ridurre a poco più di 120 ma quelli non se li farà mai nessun altro.
P.S.
Non si può fare tutto il lavoro da soli ci vuole qualcuno che dia pur il cambio. Se si è soli, per vari motivi, si ha la necessità di un'aiuto, una badante per esempio. Resta pur il fatto che dal medico, al supermercato, negli uffici, per i documenti, le tasse, qualcuno ci deve pur andare mentre l'altro è a casa. La badante a 54 ore (quella che lavora da mio padre) si fa quasi sempre 3 giorni più due mezze giornate di lavoro e il resto ...
Tolte le ferie, i santi, le feste, qualche giorno di permesso restano pur sempre 180 da fare in compagnia (24 su 24) del proprio genitore. Sono i giorni di festa, quelli che il resto del mondo passa in ferie. Se si è duri con la badante si possono anche ridurre a poco più di 120 ma quelli non se li farà mai nessun altro.




