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martedì 26 giugno 2012

Credere di vivere per non morire


Un anziano sa di essere anziano e sa che ogni momento potrebbe essere quello buono, anzi quello nefasto, per salutare tutti e togliersi definitivamente di torno. L'equilibrio fisico e forse ancor più quello mentale sono fragili e basta niente per cadere in depressione o per dimenticare tutto e passare ancora qualche momento sereno. Pastiglie e normali alimenti hanno una chimica sempre più difficile e instabile nell'organismo tant'è che certe volte togliere qualche farmaco può addirittura migliorare lo stato di salute. personalmente vedo che gli integratori salini aiutano, soprattutto compensano le perdite prodotte dai diuretici. Credo che una certa quantità di chimica influenzi anche il crevello e viceversa.
Per continuare a vivere occorre una motivazione o almeno la consapevolezza che il vivere dia meno fastidio del morire. sempre di croce si parla ma una può sembrare più leggera dell'altra.
L'anziano, per vivere, deve soprattutto credere che convenga farlo, deve trovarne la motivazione altrimenti si spegne e occorre che chi gli sta vicino accetti che quel lumicino si spenga e lo lasci spegnere per l'eternità.
I ricordi (delle volte) sono piacevoli, delle volte però portano una tristezza che inaridisce troppo per continuare a credere di poter vivere. Domenica mattina, mio padre era un po' depresso, una leggera diarrea non lo aiutava. Così a mezzogiorno l'ho messo a letto saltando tutte le pastiglie salvo il diuretico. giusto sbagliato? Alle 17 ho cercato di farlo alzare. Pressione, abbastanza nella norma ma era basso di ossigeno nel sangue e i battiti non erano regolari. Chiamare la guardia medica sarebbe anche stato inutile, non stava male male non stava bene bene. poi ho trovato la scusa buona, per ognuno è diversa. Così verso le 20 abbiamo riprovato. Le gambe erano deboli. non si reggeva. Un po' seduto prima di riprovare. Poi il secondo tentativo andava a buon fine per arrivare a tavola e mangiare un po' di cotto che fa proteine e un reintegratore di sali e vitamine. E poi la partita (italia-Inghilterra) a ragionarci sopra. Gli anziani sono fragili, ma delle volte hanno sette vite.

martedì 25 gennaio 2011

Gli anziani sono complicati?

No, anzi, sono organismi semplici dove però i pregi sono diminuiti e i difetti evidenziati. L'anziano sa di essere molto più vicino alla morte di quando era molto giovane. Vorrebbe compagnia per questa ultima paura. I bisogni e le attività sono ridotte al minimo. E' lo stato di meditazione prima della corrida finale. Sono in atto le sole necessità di sopravvivenza. L'anziano ha tutto il tempo per pensare a se, e non riesce nemmeno a capire che possano esistere altre persone attorno a lui. Si prepara all'ultimo chilometro da vivere, poi ci sarà la chiusura di tutte le sue attività. Non può aver nulla da pensare oltre che a se stesso e alla sua fine. Ritiene che dopo una vita spesa per gli altri (più o meno, ma l'idea è quella), debba essere risarcito degli sforzi fatti. Mangiare, evacuare, dormire, razione di farmaci, sono le ultime/uniche attività che scandiscono i momenti della sua giornata. Bisognerebbe riuscire a comunicare con lui per vivere insieme questi ultimi ritagli di sole prima dell'inverno eterno. C'è un deperimento generale dell'organismo e della mente. Affiorano comportamenti talvolta fanciulleschi, perchè il disordine nella mente avanza. Che sia in atto un inizio di Alzheimer o una semplice demenza senile, l'allungamento della vita fa si che sia sempre più difficile arrivare lucidi alla tomba, per questo nelle RSA o negli ospizi fanno attività ricreativa. Prendere una forchetta o mangiare, possono essere fonte di stress per un anziano non adeguatamente supportato. Bisognerebbe, anche in casa, trovare dei momenti di gioco "intelligente" per stimolare la mente dell'anziano. Le badanti non sono pronte a questa esperienza. Non è un lavoro svolto con professionalità realmente adeguata. La badante ritiene di espletare la sua funzione pulendo e facendo da mangiare. Per questo più l'età aumenta e più occorre una persona che sappia gestire professionalmente questo degrado. Il sorriso aiuta molto più del broncio e del continuo litigio a mantenere la mente fresca. Una adeguata pazienza e una buona preparazione psicologica, aiutano molto l'assistente familiare a supportare l'anziano e a preservare il proprio stato di salute fisico e mentale dagli stress di questo lavoro impegnativo.
Purtroppo, spesso, si va a fare la badante in mancanza di meglio, psicologicamente a pezzi, proveniente da situazioni di degrado spesso difficili, mentre occorrerebbe invece una situazione psicologica molto stabile ed equilibrata, per gestire in modo adeguato questo lavoro nel rispetto per la propria salute e per quella dell'anziano.

giovedì 2 dicembre 2010

Gli anziani sono come i bambini, devono tornare a sognare.

Un bambino non ha bisogno di un grande gioco elettronico che faccia tutto da solo e gli lasci solo il compito di guardare. Occorre un gioco povero, attorno al quale il bambino possa metterci del suo per inventare e sognare.
La stessa cosa accade agli anziani lasciati a guardare il televisore. Spesso lo guardano meglio se è spento. Spesso i programmi sono difficili da seguire, complicati, noiosi, servono cose immediate e semplici. Spesso diventa più facile fissare la lucina che indica lo stand by del televisore.
Questa sera ho portato a casa delle lucine intermittenti da albero di Natale. Non avevo voglia mettermi ad addobbare un vero albero che nemmeno saprei dove mettere, così le ho messe attorno al buffet (il mobile). I miei vecchi hanno smesso di guardare in silenzio la tele e si sono messi a guardare le lucine e a commentare. Chissà se con la mente sono tornati col pensiero a Santa Lucia con l'asinello, che da queste parti porta i regali ai bambini (che non giocano ancora al superenalotto) già il 13 di Dicembre?

venerdì 29 ottobre 2010

I corsi per badanti e Patch Adams

La badante dovrebbe essere un amorevole dottor Patch Adams, ma i corsi non possono occuparsi anche di questo. Ho visto le schede di un corso per "assistenti famigliari" organizzato in città. La badante che lavora per mio padre lo ha fatto tutto, 120 o 150 ore totali (non ricordo, non finiva mai e alla fine ho dovuto tirar fuori 25 euro perchè potesse avere anche l'attestato ... anche la mamma dei furbi è sempre in cinta). Le ore per corsi di aggiornamento, dovrebbero essere solo 40 all'anno, la badante ne ha diritto. Io però, stavo investendo su una persona che doveva prendersi cura dei miei ed era mio interesse che imparasse bene da persone qualificate. La prima cosa che veniva insegnata era la lettura del Contratto Collettivo Nazionale delle colf e delle badanti. Giustissimo, ma poi ho pensato alle mie scuole fatte, e proprio non ricordo che nessuno sia venuto il primo giorno di scuola a spiegarmi il contratto dei metalmeccanici. Poi insegnavano come riuscire ad avere un posto di lavoro, cosa dire e cosa non dire, su cosa sorvolare e cosa sottolineare... e nemmeno questo mi ricordo siano venuti ad insegnarmelo ... e pensare che mi sarebbe stato tanto utile, soprattutto nei miei primi colloqui di lavoro ... magari la mia vita sarebbe stata diversa (primo colloquio in Marelli era già fatta poi una parola in più e mi fregai il posto). Il corso poi si faceva più concreto, finalmente si passava alle abitudini locali, ai cibi caratteristici tipo i ravioli alla zucca (piatto tipico di Cremona?!?!... e pensare che io cremonese, avevo sempre creduto fosse un piatto tipico mantovano, come ero convinto che pisarei e fasò fosse un piatto tipico piacentino ... ma vai te a capire i corsi, forse sono fatti per la val Padana in generale). Poi c'era una lezione sul dialetto e sui modi di dire, li ho imparati tutti, non ne conoscevo uno e nemmeno mio padre li conosceva. Hanno anche spiegato un po' di volte il corpo umano e portato tutte in gita scolastica in un ospizio della zona.
Vabbè, a fine corso la misura della febbre sapeva farla (o forse no? non ricordo). Gli ho insegnato a controllare la pressione e fare il test della glicemia. Le iniezioni non sono compito di una badante, potrebbe andare nelle grane sbagliando, ma quelle di eparina nella pancia gliele ho fatte provare (le prime volte era terrorizzata dall'ago). Con gli anziani credo occorra solo un po' di affetto e un sorriso. Bisognerebbe saperli ascoltare questi anziani, ma non si può chiedere tanto. certo è che bisognerebbe riuscire a farli ridere. Il riso vale mille cardioaspirine e tachipirine insieme. E' provato che la risata interviene sul sistema nervoso "anestetizzandolo", si cancella il dolore. A dir il vero lo sapevo da un pezzo, in ospedale una volta ero riuscito a far ridere il mio vicino di letto mentre gli toglievano i punti, ma la conferma più grande l'ho avuta 15 anni fa con un malato terminale per tumore al pancreas, ... aveva avuto un momento di sollievo ridendo mentre giocavamo come bambini. So di non avere sempre rispetto del dolore degli altri, e so anche, che certe volte, non avere rispetto del dolore fa bene a tutti. "Non si può avere la farina nei sacchi e il frumento nel campo, ci vuole pazienza" (diceva sempre mio nonno) però ho sentito che in città più evolute, ci sono corsi per volontari & C sulla clownterapia. La usano sia in reparti di pediatria sia in strutture per anziani. Tanto per averne un'idea, si può provare a cliccare qui clown o qui yoga . Verrebbe da dire: "Un Adams per tutti perchè non diventino tutte famiglie Addams"... più o meno...